Prima delle carte: la relazione è parte della stimolazione cognitiva
La signora L. fa difficoltà a ricordare i nomi. Con il tempo, però, il suo modo di aggirare questa difficoltà è diventato uno dei nostri momenti preferiti.
Un giorno mi racconta: «Ieri è venuta a casa la…»
Aspetto un po’ prima di aiutarla.
«Chi è venuta a casa?»
«Eeeh… la… quella che…». Scuote la testa. Il nome proprio non arriva.
«Ieri è venuta sua figlia?» provo a suggerirle.
«Noooo. Di meno, di meno». Ok, non e sua figlia.
«Sua nuora?»
«Noooo, di più.»
«Sua cugina?»
«Di più, più»
Non so bene quando abbiamo cominciato a ridere, a un certo momento, entrambe avevamo le lacrime agli occhi. La situazione si era completamente capovolta.
Eravamo partite da una difficoltà nel recuperare una parola e ci eravamo ritrovate dentro una specie di quiz assurdo in cui era lei a dare gli indizi e io quella che non riusciva a trovare la risposta.
E la stimolazione cognitiva?
In teoria stavamo lavorando sulla memoria, ma stavano accadendo tantissime altre cose:
la signora L. aveva trovato una strategia per comunicare quello che voleva dire, usando le sue risorse cognitive; stava trasformando un momento di frustrazione in un gioco, superandolo senza abbattersi; avevamo creato insieme un momento di connessione e di relazione e alimentato una buona relazione terapeutica.

La stimolazone cognitiva viene associata all’esercizio, all’attivitá mirata che stimola una o piú funzioni cognitive, associare una carta, trovare una parola, ricordare una storia… Un allenamento un pó difficile per “pompare” questo “muscolo”- cervello che si sta indebolendo. Una palestra per la mente, come ci ricorda il titolo di uno dei manuali di stimolazione cognitiva piú utilizzato. Ed é effettivamente una palestra per la mente, ma il cervello é fatto anche di connessione con l’altro, di relazioni, di gioco (e per gioco si intende una attivitá in cui sperimentare in sicurezza, senza il timore del giudizio e del risultato), di emozioni. E questo é ció che si “allena” tra un esercizio e un altro, oltre e intorno all’esercizio.
Non é solo”cosa stiamo facendo insieme” ma “come lo stiamo facendo”: come si attraversa una difficoltà fa parte della stimolazione cognitiva, divertirsi insieme fa parte della stimolazione cognitiva e il come puó fare la differenza sull’umore della persona, sulla sua capacitá di superare momenti di frustrazione (che inevitabilmente ci saranno), sulla motivazione a svolgere o meno un esercizio proposto, sulla difficoltá a stare con gli altri.
Prima delle carte ci sono le persone
Quando abbiamo creato Memorable abbiamo pensato alle attività, alle immagini, alle parole, alle possibilità di adattare il gioco a persone e situazioni diverse. Ma le carte non sanno quando aspettare, non sanno quando una risposta sbagliata è più interessante di una risposta giusta, non si accorgono quando il ricordo che é emerso é piú importante di quello che non é arrviato, non possono sapere quando lasciar perdere la tabella di marcia programmata e semplicemente stare con la persona.
La stimolazione cognitiva secondo me non avviene solo durante gli esercizi, avviene intorno, prima, dopo, in mezzo e di traverso.
A volte programmiamo di trovare una parola, e invece troviamo qualcos’altro: una strategia nuova, un momento di spensieratezza, fiducia nell’altro…

La signora L. con il suo “di piú, di piú” intendeva: una persona piú vicina, piú cara, con la quale ho una relazione piú stretta.
E quindi…alla fine della seduta o della formazione o della attivitá che abbiamo pianificato, potremmo domandarci: abbiamo trovato di piú o di meno di ció che ci aspettavamo? C’é un modo per rendere questa attivitá un pó di piú? (piú vicina all’altro, piú cara, piú stretta)
Se lavori con persone con demenza, come vivi questi momenti? Ti capita di trovare valore proprio nelle pause, negli errori o in quello che succede fuori dall’attività programmata?
Se ti va, racconta la tua esperienza.
E se vuoi confrontarti su come utilizzare Memorable nel tuo contesto, scrivimi.
